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	<title>Il Circolo dei Viaggiatori</title>
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	<description>Ho visto più di quel che ricordo...e ricordo più di quel che ho visto...</description>
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		<title>[on the road to Kabul #9] logistica dell&#8217;ultim&#8217;ora</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 14:10:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Kabul Express]]></category>

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		<description><![CDATA[21 febbraio 2012 -1 Ricevo da Serafino, mio infaticabile Ufficio Stampa, questa agenzia dell’ADN Kronos ADNK &#8211; AFGHANISTAN: COPIE CORANO BRUCIATE A BAGRAM, PROTESTE DAVANTI BASE USA (ADNK) &#8211; EST 21/02/2012 08.34.54 Kabul, 21 feb. &#8211; (Aki) &#8211; Proteste sono in corso davanti alla base militare americana di Bagram, nella provincia afghana di Parwan, dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>21 febbraio 2012</strong></p>
<p>-1</p>
<p>Ricevo da Serafino, mio infaticabile Ufficio Stampa, questa agenzia dell’ADN Kronos</p>
<p>ADNK &#8211; AFGHANISTAN: COPIE CORANO BRUCIATE A BAGRAM, PROTESTE DAVANTI BASE USA</p>
<p>(ADNK) &#8211; EST<br />
21/02/2012 08.34.54<br />
Kabul, 21 feb. &#8211; (Aki) &#8211; Proteste sono in corso davanti alla base militare<br />
americana di Bagram, nella provincia afghana di Parwan, dopo la denunciata<br />
profanazione di copie del Corano da parte di militari statunitensi. Fuori<br />
dalla base, stando all&#8217; agenzia di stampa Xinhua, si sono riunite centinaia di<br />
persone che stanno protestando contro i militari americani.<br />
Bagram, a una cinquantina di chilometri a nord di Kabul, e&#8217; la principale base militare americana in Afghanistan.<br />
(Vir/AKI)<br />
21-FEB-12 08: 22<br />
NNN</p>
<p>Cominciamo bene&#8230;</p>
<p>E comunque, non mi preoccupa la politica internazionale adesso, quanto la logistica spicciola dell’ultima ora.<br />
Con cui sono alle prese da ieri sera. Ho finalmente fatto la borsa. Bagaglio a mano, ovviamente. Per dieci giorni.</p>
<p>Mi piace viaggiare leggero e ormai sono abituato. Poca roba, poco ingombrante ma calda. Molti ricambi di biancherie e calze calde e comode. Passerò parecchie ore al giorno all’aperto e sta facendo molto freddo lì ultimamente.<br />
Tenere i piedi al caldo può fare davvero la differenza.</p>
<p>Medicine: imodium (fon-da-men-ta-le), tylenol (altrettanto per me e le mie continue emicranie), travelgum (bah, non si sa mai in elicottero), aspirine, tappi per le orecchie (alle brutte, se li perdo, mi rimbambisco con un po’ di hard rock in cuffia con l’ipod), cerotti per le vesciche (anzi, no, li ho dimenticati. Rimedio tra poco).</p>
<p>Fotocopie di tutto, biglietti, passaporto, visto, contatti di emergenza.<br />
E poi soldi.<br />
In queste situazioni più che i “soldi” servono i “contanti”. Dollari, solo ed esclusivamente dollari, i biglietti verdi. L’unico VERO visto che conti davvero in qualunque zona di crisi.</p>
<p>- a proposito -<br />
Sul viaggiare leggero</p>
<p>Uno può voler viaggiare leggero quanto vuole. Puoi anche portare UN solo corpo macchina con due o tre ottiche, una compattina per le emergenze, una analogica-totalmente-meccanica-perchè-non-si-sa-mai. Un telefono, un paio di hard-disk, un caricabatterie di emergenza.</p>
<p>Ma quello che ti fotte, alla fine, sono i carachibatterie&#8230;i cavi, i cavetti e tutti questi maledetti orpelli che fanno solo tanta confusione e prendono tanto spazio.</p>
<p>E’ un po’ come andare da Ikea. Compri cose che costano, singolarmente, una fesseria e alla fine, alla cassa, ti ritrovi con un conto chilometrico e tonnellate di cazzate in macchina.</p>
<p>E intanto a Roma sembra arrivata la primavera</p>
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		<title>[on the road to Kabul_#8] Chissà se Hadda soffia ancora a Gandhara</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 14:51:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog on the road]]></category>
		<category><![CDATA[Kabul Express]]></category>

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		<description><![CDATA[17 -20 febbraio 2012 continuo a sognare zombie. E che cavolo. Ad ogni modo, devo trovare un buon hashtag per Twitter. So che in tanti mi seguiranno e ho bisogno di un hashtag facile da ricordare ed efficace. Non ho idee. #kabul banale #road2kabul sì&#8230;.ma una volta lì non ha più senso #whileinkabul mi piace. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>17 -20 febbraio 2012</strong></p>
<p>continuo a sognare zombie. E che cavolo.</p>
<p>Ad ogni modo, devo trovare un buon hashtag per Twitter. So che in tanti mi seguiranno e ho bisogno di un hashtag facile da ricordare ed efficace.</p>
<p>Non ho idee.</p>
<p>#kabul banale</p>
<p>#road2kabul sì&#8230;.ma una volta lì non ha più senso<br />
#whileinkabul mi piace. Ma funziona se twitto in inglese ( “#whileinkabul I saw this, I saw that”) altrimenti non regge</p>
<p>#cabool l’antico nome di Kabul. Non male&#8230;.</p>
<p>#caboolexpress ancora meglio. In pole position per il momento</p>
<p>#kabulreport</p>
<p>Intanto, visto che ci sono, faccio qualche ricerca sui detti afghani. E’ un modo che uso spesso prima di un viaggio. Non si finisce mai di imparare dalla saggezza popolare.</p>
<p>Ed eccone uno bello:</p>
<p>Che cosa desidera il cieco? Due occhi per vedere.</p>
<p>E guarda un po’ cosa scopro&#8230;</p>
<p><a href="http://www.antonioamendola.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/afgh02-08-13-900w.jpg"><img class="alignleft  wp-image-866" title="afgh02-08-13-900w" src="http://www.antonioamendola.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/afgh02-08-13-900w-531x1024.jpg" alt="" width="319" height="614" /></a>Nel 1878 un ufficiale e linguista dell&#8217;esercito inglese, il maggiore Henry George Raverty, pubblicò a Londra Notes on Afghanistan and Baluchistan, un breviario di storia, lingua e grammatica afghane.<br />
Per far comprendere meglio alla regina Vittoria, allora Imperatrice delle Indie, in che modo funzionassero i cuori e le menti di quegli &#8216;esotici&#8217; montanari, sudditi ingrati e piuttosto ribelli, allietò l’operina con un centinaio dei loro proverbi.</p>
<p>forse ci sono&#8230; Scartabellando tra storie legate alla via della Seta (sì, passava da Kabul) mi sono imbattuto nel Dio del vento.</p>
<p>Praticamente tutte le cultura hanno un Dio del vento. I Greci avevano Borea che fece un lungo viaggio proprio sulla via della Seta, prendendo &#8211; nelle varie “tappe” &#8211; diversi nomi e diverse fisionomie religiose.</p>
<p>In Afganistan, quindi, allora chiamato Gandhara, venne rinominato Hadda; in Cina se ne ha traccia in un dipinto nella Grotte Kizil nel bacino del Tarim nello Xinjiang e infine in Giappone assunse il nome shintoista di Fujin.</p>
<p>Non c’entra assolutamente nulla col mio viaggio ma mi ci sono imbattuto e mi è piaciuto.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 593px"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/6V2ekXI4hUJ090Vd1hOnVGmAbG5lFTsENpbLopDcj-WmHvKUEtKplyu0SwZN-jAc-viz1unPvOOzjgGJZrRCxRVwXTEBmr3gWfldX6bsxzgj2S4VhXQ" alt="" width="583" height="178" /><p class="wp-caption-text">Sinistra: Dio greco del vento, da Hadda (Gandhara, attualeAfghanistan), II secolo. Centro: Dio del vento, Grotte Kizil (Bacino del Tarim, Xinjiang, Cina), VII secolo. Destra: Fūjin, Dio giapponese del vento, XVII secolo.</p></div>
<p><img src="https://lh5.googleusercontent.com/PfOfq4UP4bVdbUhk4EDdtBDJmwZuinXmueaN1Twv_hZSqzktwwTwD64_kA45_Iv7sHL3CV9mlzRHvS3dwG5QqNLoSSRw63q2RMBqLAjzhWoiZS1M4JQ" alt="" width="25" height="18" /></p>
<p>E intanto è di stamattina la notizia di altre tre militari italiani morti in Afghanistan. Non durante un’operazione di guerra ma a causa di un incidente con il loro blindato. Stavano andando a recuperare dei compagni in difficoltà e a causa delle condizioni meteo straordinariamente avverse, il mezzo si è ribaltato in un fiume.</p>
<p>Che brutta fine. Ogni fine è brutta, intendiamoci.<br />
Ma quanto deve sentirsi triste un ragazzo, morendo tanto lontano da casa, solo, in un letto di un fiume freddo a quasi duemila metri di altitudine?</p>
<p>I preparativi per la partenza, nel frattempo, procedono non procedendo. Sto rimandando all’ultimo minuto (anche se so che la borza la farò stasera) i dettagli.</p>
<p>Qualche giorno fa sono stato all’Ambasciata USA per l’ultimo briefing prima della partenza e per una breve intervista. Mi hanno chiesto la cosa più naturale del mondo. Cosa mi aspetto di trovare laggiù.</p>
<p>In effetti la risposta più seria e razionale sarebbe: non lo so. Non lo so, ed è vero. Non lo so. So solo quello che vedo sui media, che leggo nei giornali e che intravedo nei reportagi fotografici.<br />
Ciascuno racconta quello che ha visto ed è sempre solo un pezzetto di un puzzle che immagino enormemente complesso.</p>
<p>Io ne vedrò un pezzetto davvero piccolo e sicuramente, e necessariamente, parziale.</p>
<p>Ma sarà interessante studiare il dispositivo militare ISAF sul campo e “capire” (o cercare di capire) cosa sta succedendo.</p>
<p>E soprattutto, alla luce delle recenti dichiarazioni di cessazione dell’operazione nel 2014, sono curioso di rintracciare i segni&#8230;. le tracce di quel che sarà l’Afghanistan quando sarà lasciato solo a gestire il proprio presente e il proprio futuro.</p>
<p>Il futuro di un paese da sempre in guerra o comunque in situazione di forte conflitto interno si costruisce giorno per giorno creando fondamenta solida. Chissà se davvero si intravedono già adesso&#8230;</p>
<p>Quando sono stato in Bosnia ricordo di aver avvertito distintamente nell’aria un’energia&#8230;cattiva&#8230; Sì, forse è proprio la parola giusta.<br />
Una sensazione di precarietà e di equilibrio mantenuto solo grazie alla presenza militare straniera.</p>
<p>Chissà in Afghanistan. Chissà che vento tira&#8230;</p>
<p>Chissà se Hadda soffia ancora a Gandhara</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>[on the road to Kabul #7] If the bleeds, it leads. Right? Wrong</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 14:49:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog on the road]]></category>
		<category><![CDATA[Kabul Express]]></category>

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		<description><![CDATA[6 febbraio 2012 oggi mi ha preso un po’ così. Sto continuando a pianificare e pensarci. Ma oggi sono un po’ preoccupato.Non lo scriverò sul blog ma lo dico solo a me stesso. Forse tutta questa storia è più grande di me8 febbraio 2012 Strano che mi sia venuta in mente questa Sura del Corano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong>6 febbraio 2012 </strong></div>
<div>oggi mi ha preso un po’ così. Sto continuando a pianificare e pensarci.<br />
Ma oggi sono un po’ preoccupato.Non lo scriverò sul blog ma lo dico solo a me stesso. Forse tutta questa storia è più grande di me<strong>8 febbraio 2012</strong></p>
<p>Strano che mi sia venuta in mente questa Sura del Corano</p>
<p>Allah dice:<br />
{اللَّهُ نُورُ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضِ مَثَلُ نُورِهِ كَمِشْكَاةٍ فِيهَا مِصْبَاحٌ الْمِصْبَاحُ فِي زُجَاجَةٍ الزُّجَاجَةُ كَأَنَّهَا كَوْكَبٌ دُرِّيٌّ يُوقَدُ مِنْ شَجَرَةٍ مُبَارَكَةٍ زَيْتُونَةٍ لَا شَرْقِيَّةٍ وَلَا غَرْبِيَّةٍ يَكَادُ زَيْتُهَا يُضِيءُ وَلَوْ لَمْ تَمْسَسْهُ نَارٌ نُورٌ عَلَى نُورٍ يَهْدِي اللَّهُ لِنُورِهِ مَنْ يَشَاءُ وَيَضْرِبُ اللَّهُ الْأَمْثَالَ لِلنَّاسِ وَاللَّهُ بِكُلِّ شَيْءٍ عَلِيمٌ</p>
<p>“Allah è la luce dei cieli e della terra. La Sua luce è come quella di una nicchia in cui si trova una lampada, la lampada è in un cristallo, il cristallo è come un astro brillante; il suo combustibile viene da un albero benedetto, un olivo né orientale, né occidentale, il cui olio sembra illuminare, senza neppure essere toccato dal fuoco. Luce su luce. Allah guida verso la Sua luce chi vuole Lui e propone agli uomini metafore. Allah è onnisciente.” (Corano 24:35)</p>
<p>E’ la Sura della Luce, An-Nùr. L’ulivo albero ne’ di Oriente, ne’ di Occidente. Un albero di tutti, che supera la dualità noi-loro.</p>
</div>
<div>Sono pugliese, per me l&#8217;ulivo non è un albero. E&#8217; L&#8217;ALBERO per eccellenza. L&#8217;unico che fin da piccoli si riesce a conoscere e riconoscere. Quello che quando arrivi dalle parti di Fasano dici sempre &#8220;quanto è bella la Puglia, perché ha degli alberi così belli&#8221;.</div>
<div>E&#8217; un albero che mette di buon umore. Ed evidentemente deve aver fatto sempre questo effetto&#8230;.</div>
<div>
<p><strong>Sabato 11 febbraio 2012</strong></p>
<p>Ben dice che &#8220;<em>mi mandano laggiù</em>&#8221; perché sono un osservatore atipico per loro. Perché i giornalisti che arrivano a Kabul, per prima cosa chiedono di vedere il fronte, i combattimenti, il sangue, le bombe, le mine, i morti.<br />
Ed io no,</p>
<p>Non l&#8217;ho chiesto all&#8217;inizio e sto continuando a non chiederlo.</p>
<p>&#8220;<em>if it bleeds, it leads</em>&#8221; si dice. Se sanguina, fa notizia.</p>
</div>
<div><img class="alignleft size-medium wp-image-852" title="66th-foot-massacred" src="http://www.antonioamendola.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/66th-foot-massacred-300x176.jpg" alt="" width="300" height="176" />E&#8217; la vecchia storia del sensazionalismo dell&#8217;informazione. Niente di nuovo sotto il sole, e non e&#8217; neanche uno scandalo, triste si, forse, ma non uno scandalo. In fondo, la curiosità della gente e&#8217; morbosa e vuole essere soddisfatta con ciò che chiede.Con <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.shoot4change.net" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">s4c</span></a></span>, fin dall&#8217;inizio, ho giocato d&#8217;azzardo, scommettendo invece sul resto. Su tutto quello che ruota intorno e dietro la notizia sensazionale. Scoppia una bomba, ok, ci sono morti e feriti, ok, ma dopo settimane cosa e&#8217; successo? Chi e&#8217; rimasto? Come stanno quelle persone? Chi li sta aiutando?Prendete adesso, ad esempio, mentre sto scrivendo sta nevicando a Roma. La più grande nevicata di Facebook (non me ne vogliate, per piacere, non ho resistito. E chi e&#8217; di Roma sa a cosa mi riferisco).<br />
E a Kabul si stanno registrando temperature negative da record. Molti bambini stanno morendo di freddo, accampati in slum nella periferia di una città che sta diventando enorme per l&#8217;afflusso di povera gente da tutto il paese.<br />
Arrivano sia per la grande povertà da cui fuggono, ma anche a causa del consolidamento dei Talebani in diverse aree del Paese.E già si parla della prossima consueta offensiva talebana di primavera. Si parla poco di ricostruzione dellAfghanistan, dei volontari impegnati a salvare quella povera gente, del freddo che non da scampo.</p>
<p>If it bleeds, it leads. Right?<br />
Wrong</p>
<p>Voglio cercare di raccontare altro</p>

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		<title>[on the road to Kabul_#6] tecnica e cuore / εμπαθεια</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 14:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Kabul Express]]></category>

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		<description><![CDATA[1 febbraio 2012 tecnica e cuore / εμπαθεια Detto tra di noi, quasi sottovoce, tanto non mi sente (o legge) nessuno&#8230;a volte questa storia della logistica non mi convince. Voglio dire, va bene programmare, pianificare, elencare oggetti utili e ragionare su procedure di emergenza. Ma, cavolo, sto per andare in Afghanistan. Quando ho cominciato ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1 febbraio 2012</strong></p>
<p>tecnica e cuore /<strong> εμπαθεια</strong></p>
<p>Detto tra di noi, quasi sottovoce, tanto non mi sente (o legge) nessuno&#8230;a volte questa storia della logistica non mi convince.</p>
<p>Voglio dire, va bene programmare, pianificare, elencare oggetti utili e ragionare su procedure di emergenza. Ma, cavolo, sto per andare in Afghanistan.</p>
<p>Quando ho cominciato ad appassionarmi alla fotografia, l’ho fatto grazie alle foto di Robert Capa. Alle sue immagini dal fronte. Fotografie di guerra ma con uno spessore umano. Mai fredde e distaccate.<br />
Storie raccontate con lucidità ma anche col cuore.</p>
<p><a href="http://www.antonioamendola.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/empatia.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-835" title="empatia" src="http://www.antonioamendola.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/empatia-300x300.png" alt="" width="300" height="300" /></a>E con tanta empatia.</p>
<p>Empatia. Insieme alla logistica, alla tecnica ed alla fortuna&#8230;credo (o meglio, immagino) che questa sia l’altra chiave di volta. Empatia.</p>
<p>Letteralmente, “dentro il sentimento”, “dentro la sofferenza”. Appunto.</p>
<p>Capa non ha mai preso le parti nei conflitti che raccontava (seppur figlio di una cultura e di una società evidentemente schierata) ma ha raccontato non solo il conflitto, la distruzione, la tragedia, la morte ma anche la scintilla di umanità che resiste in qualsiasi situazione.</p>
<p>Mi aspetto proprio questo. Essere catapultato dall’aeroporto di Dubai a quello di Kabul &#8211; un po’ come un salto nell’iperspazio del Millennium Falcon &#8211; in uno scenario di forte sofferenza sociale. Un contesto nel quale cercherò di rintracciare le scintille di umanità.<br />
Entrarci, riuscire a sentire quello che sentono loro, sarà il mio obiettivo.</p>
<p>Dopo aver cercato una definizione soddisfacente di “empatia” su Wikipedia, mi ha colpito una frase di Geoffrey Miller (in “The mating mind”) che sostiene che “l’empatia si sarebbe sviluppata perchè mettersi nei panni dell’altro per sapere cosa pensa e come reagirebbe costituisce un importante fattore di sopravvivenza in un mondo in cui l’uomo è in continua competizione con gli altri uomini”.</p>
<p>Una forma di autodifesa, quindi? Lo vedremo.</p>
<p>Al momento so solo che andrò in Afghanistan e che non me lo aspettavo. So che improvvisamente avrò la possibilità di raccontare qualcosa di enormemente più grande di me e che fino ad ora mi sono confrontato con storie e situazioni che, tutto sommato, capivo facilmente.</p>
<p>Una guerra si può capire nelle sue premesse ma non credo la si possa cogliere nelle sue reali conseguenze finchè non la si guarda negli occhi.</p>
<p>Credo che il compito di un cronista sia proprio questo. Guardare negli occhi, osservare &#8211; per quanto possibile &#8211; in profondità e raccontare quel che si è visto e capito.</p>
<p>Lasciarsi sprofondare nella storia, salvare le immagini, farsi carico della dignità di chi si è lasciato raccontare. Di chi combatte per una guerra sua, di chi lo fa per una guerra non sua, di chi si lascia vincere e di chi resiste. Di chi distrugge e di chi ricostruisce. Di chi ce la fa e di chi non ce la fa più.</p>
<p>C&#8217;è sempre una scintilla di vita anche nella distruzione totale.</p>
<p>Cercherò di ricordare quello che ho imparato con Shoot4Change&#8230;. entrare in una storia non è difficile. Uscirne, lo è.</p>
<p>εμπαθεια</p>
<p>(e anche questa volta non rileggerò quanto ho scritto. Salvo e mando online così. Tanto qui, nell’iperspazio, vale tutto no?)</p>
<p> 
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</p>
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		<title>[on the road to Kabul_#5] tattica e logistica. E una bella storia da raccontare</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 15:54:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.amendola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kabul Express]]></category>

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		<description><![CDATA[31 gennaio 2012 Gli amatori pensano alla tattica, i professionisti alla logistica. E&#8217; tutto lì. Leggevo un’intervista a Teru Kuwayama, ottimo fotografo di guerra con la spiccata propensione ad un’interpretazione autoriale dei drammi di guerra, e quello che in effetti mi ha colpito è stato un aforisma diffuso nel mondo militare: “gli amatori ragionano sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>31 gennaio 2012</strong></p>
<p>Gli amatori pensano alla tattica, i professionisti alla logistica.<br />
E&#8217; tutto lì.</p>
<p>Leggevo un’intervista a Teru Kuwayama, ottimo fotografo di guerra con la spiccata propensione ad un’interpretazione autoriale dei drammi di guerra, e quello che in effetti mi ha colpito è stato un aforisma diffuso nel mondo militare:</p>
<p>“<em>gli amatori ragionano sulla tattica, i professionisti sulla logistica</em>”.</p>
<p>E’ la gestione vincente della logistica che può farti vincere una campagna militare. Puoi essere il migliore stratega del mondo, ma se le tue truppe non hanno pasti caldi o scarpe comode hai buttato il tuo tempo. E le loro vite.</p>
<p>Così anche la pianificazione di un reportage in zona di guerra, immagino.<br />
Puoi pensare a tutte le ottiche da portare, ma se dimentichi un ricambio di calzettoni di lana sei fregato.<br />
Puoi immaginare la storia, cosa vedrai, cosa scatterai, come lo racconterai; ma se non hai batterie di ricambio o una torcia elettrica con gel rosso vai poco lontano.</p>
<p>E poi puoi pensare a cosa indosserai (perchè anche quello è importante) ma se poi ti presenti con indumenti para o finto-militari fai una figura barbina e ti prenderanno tutti in giro.</p>
<p>Insomma, ci sono tante cose da pianificare, liste da stilare, voci da smarcare.</p>
<p>E così mi metto a pianificare.<br />
Prima cosa: il giubbotto antiproiettile.<br />
Il giubbotto antiproiettile! Anzi, body armor, suona meglio&#8230;</p>
<p>Dove lo trovo un body armor? C’ho sbattuto la testa negli ultimi giorni. E non nego di essere andato in un paio di famose armerie a Roma a chiedere dei preventivi.<br />
5mila euro per un classe IV? Siete matti. E poi vale solo 5 anni? E che è? Un estintore?<br />
No. Altra strada. E comunque un giubbotto mi serve, me lo hanno detto. Posso anche non portare una macchina fotografica, ma giubbotto ed elmetto sì.</p>
<p><strong>(due giorni dopo)</strong></p>
<p>Risolto: me lo danno lì. Bene.</p>
<p>Spero anche un elmetto.</p>
<p><strong>(oggi)</strong></p>
<p>Ho scoperto una storia di una donna afghana straordinaria, Mary Akrami, attivista per i diritti umani. Lotta da anni per l’istruzione delle donne afghane e ha fondato le prime case protette per donne vittime di violenza.</p>
<p>Ammetto colpevolmente di non conoscerla e sono grato alla community di S4C per avermela segnalata.<br />
L’ho appena contattata tramite un’amica che la conosce bene ed è stata disponibilissima ad incontrarci. Forse ci riusciremo, o forse no (bisognerà capire i movimenti e la situazione al momento) ma ad ogni modo cercherò di raccontarla e mostrare quello che fa a Kabul.</p>
<p>E’ proprio una di quelle storie di cui sono alla ricerca&#8230;</p>

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		<title>[on the road to Kabul_#4] tanto basta non radersi&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 09:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.amendola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kabul Express]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 24 gennaio 2012 Tra esattamente un mese a partire da oggi volerò da Bruxelles a Kabul. Un volo civile, mi hanno detto, così da avere il timbro di ingresso in Afghanistan sul passaporto. Altrimenti sarebbe difficile uscirne. Bene. Informazione utile e incoraggiante&#8230;Pensavo. Sono un fotografo. E li&#8217; c&#8217;è una guerra in corso. Quindi questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong>Martedì 24 gennaio 2012</strong></div>
<div>Tra esattamente un mese a partire da oggi volerò da Bruxelles a Kabul. Un volo civile, mi hanno detto, così da avere il timbro di ingresso in Afghanistan sul passaporto.</div>
<div>Altrimenti sarebbe difficile uscirne. Bene. Informazione utile e incoraggiante&#8230;Pensavo. Sono un fotografo. E li&#8217; c&#8217;è una guerra in corso. Quindi questo dovrebbe fare di me un fotografo di guerra?</div>
<div>
Non proprio. Non credo. Anzi, sicuramente NO. Punto.</div>
<div>Prima di tutto perché non lo sono. Secondo, perché non sento di esserlo. Intendiamoci, sento di poterlo fare (e forse anche bene) ma da qui a far parte del Club ce ne vuole.<img class="alignleft size-medium wp-image-813" title="AAA1880154" src="http://www.antonioamendola.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/AAA1880154-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" />Poco fa leggevo il libro di Greg Marinovich (col quale, peraltro, sto chiacchierando molto sull&#8217;argomento ultimamente).</div>
<div>Descrivendo l&#8217;amico Joao Silva, grandissimo fotografo di guerra &#8211; uno vero &#8211; lo ritrae così:</div>
<div>&#8220;<em>His eager recklessness to go into any situation for a picture and his custom of not shaving for days on end, as well as treating management and danger alike to his ‘fuck you’ attitude, ensured he fitted the part of conflict photographer well</em>.&#8221;</div>
<div>Vediamo se ho capito la fenomenologia del fotografo di guerra. Bisogna saper scattar buone foto, ok.  Trattare nello stesso modo sfrontato situazioni normali e pericolose, formalità e rischio, ok.</div>
<div>
E non radersi per lunghi periodi.</div>
<div>
<p>Ok, si può fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[youtube_sc url="http://youtu.be/84uJv93k4R4" autoplay="1"]</p>
</div>
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		<title>[on the road to Kabul_#3] ovvero come una mano invisibile mi abbia afferrato&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 16:07:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.amendola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[15 gennaio 2012 (in aereo, sulla via del rientro) E&#8217; stata una settimana entusiasmante a New York. Una di quelle che ti ricaricano le batterie per un anno intero. E in più questa storia dell&#8217;Afghanistan, delle mutande di lana, dell&#8217;essere &#8220;embedded&#8221;. Già, embedded. In italiano si tradurrebbe integrato, incorporato, insieme a. Insieme a. Quindi non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>15 gennaio 2012</strong></p>
<p><strong>(in aereo, sulla via del rientro)</strong></p>
<p>E&#8217; stata una settimana entusiasmante a New York. Una di quelle che ti ricaricano le batterie per un anno intero. E in più questa storia dell&#8217;Afghanistan, delle mutande di lana, dell&#8217;essere &#8220;embedded&#8221;. Già, embedded. In italiano si tradurrebbe integrato, incorporato, insieme a.</p>
<p>Insieme a. Quindi non e&#8217; un &#8220;libero di&#8221;. Ok, mi hanno detto che non ci saranno controlli preventivi o successivi sulle fotografie scattate ma, insomma, &#8220;insieme a loro&#8221; vol dire che vedrò quello che mi faranno vedere loro. La loro guerra, le loro operazioni, la loro vita in trincea. Benissimo, per carità. Ma adesso capisco il dibattito acceso dopo la guerra del golfo e l&#8217;inizio di quella in Afghanistan a proposito dei giornalisti integrati.</p>
<p>E capisco il gioco di parole. Non me ne vogliano i lettori non pratici dell&#8217;inglese. &#8220;Embedded&#8221; si presta all&#8217;assonanza &#8220;in bedded&#8221;, a letto con.</p>
<p>Insieme a, a letto con.<br />
Et voila&#8217;.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
Mercoledì 18 gennaio 2012<br />
Telefonata da un numero dell&#8217;Ambasciata usa. Riconosco il numero. E&#8217; A., dell&#8217;Ufficio Stampa</p>
<p>&#8220;Antonio, hai ricevuto la mia email ieri? E&#8217; urgente. Devi rispondere formalmente per accettare il viaggio&#8221;<br />
&#8220;non ho ricevuto nulla&#8221; (tipico) &#8220;sarà finita nello spam. Ora controllo. Toh, eccola.&#8221;<br />
&#8220;allora, accetti? Parti?&#8221;<br />
&#8220;Si&#8221;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>Venerdì 20 gennaio 2012</strong></p>
<p>E&#8217; fatta. Ormai ci sono dentro. Sono in ballo e ballerò. L&#8217;adrenalina sale ma con lei, e riconosco la progressione emotiva, anche la lucidità necessaria per programmare al meglio l&#8217;esperienza.</p>
<p>Ho visitato il sito dell&#8217;ISAF dove ho letto la miriade di informazioni per i media embedded sul campo. Cosa si può fotografare, cosa no. Dimostrare sistema sanitaria. Accettare la situazione di guerra e prendere atto della sua pericolosita&#8217; intrinseca, Dimostrare di avere propria attrezzatura protettiva (giubbotto antiproiettile ed elmetto), etc. Un attimo, i NON ho un giubbotto anti proiettile&#8230;</p>
<p>Ok, probabilmente tutta questa roba non mi riguarda. Non me la chiederanno. Io faro&#8217; un tour&#8230;.</p>
<p>Non ho ancora aperto la mail e non ho ancora scaricato i moduli.<br />
Procrastino<br />
&#8212;&#8211;</p>
<p><strong>Sabato 21</strong></p>
<p>L&#8217;altro ieri ho visitato il sito dell&#8217;ISAF, la forza NATO che dirige le operazioni in Afghanistan. Andrò lì con loro.<br />
Ho trovato tutte le informazioni sul comportamento dei giornalisti sul campo durante le operazioni militari. Pagine e pagine su cosa si può fotografare e su cosa no. In pratica posso fotografare tutto ma usare poco. Comprensibile.<br />
Le informazioni sono così dettagliate che sembra di leggere un romanzo di guerra o vedere un film.<br />
Poi ci sono i moduli sulle informazioni sanitarie del giornalista, le assunzioni di responsabilità e di consapevolezza che si tratta di un teatro di guerra e di quotidiani attacchi terroristici e che bisogna procurarsi il proprio giubbotto antiproiettile, elmetto, etc.<br />
E poi i moduli per lasciare i contatti dei famigliari e disposizioni varie&#8230;<br />
e poi tante cose.<br />
E pensavo che questo non si applicasse a me. Buffo, no?</p>
<p>ieri mi chiamano dall&#8217;Ambasciata preannunciandomi l&#8217;invio di &#8220;un po&#8217; di moduli da riempire&#8221;. Erano tutti quelli.<br />
Non ho aperto la mail come per procrastinare l&#8217;inizio di tutto.<br />
L&#8217;ho aperta cinque minuti fa e una specie di mano invisibile mi ha afferrato e trascinato in questo film.<br />
Adesso l&#8217;ipocrita negazione che stavo riservando a tutto questo sta lasciando il posto alla necessaria lucidità che mi servirà per organizzare la missione.</p>
<p>Ci sono tante cose che devo fare, soprattutto relative all&#8217;attrezzatura da portarmi e quello che mi servirà per proteggermi. Dove diavolo lo trovo un giubbotto antiproiettile non lo so. O meglio, lo so ma &#8211; come dire &#8211; per scaramanzia non sono cose che amici si scambiano tra di loro&#8230;</p>
<p>non so neanche perché scrivo queste cose. Ero qui davanti al computer mentre leggevo quei moduli e ho pensato di farlo</p>
<p>Adesso SO che non vedo l&#8217;ora di partire. E&#8217; come se sentissi in bocca il sapore dell&#8217;adrenalina. Ho voglia di vedere coi miei occhi e capire. Ecco, è questo. Voglio capire cosa significa essere lontani da casa e avere paura. Voglio vedere le facce dei ragazzi che rischiano la vita per una guerra non loro (come quasi tutte le guerre), magari denigrati in Patria per essere dei guerrafondai. E voglio farlo io, uomo di sinistra. O comunque cresciuto in un ambiente culturale che ripudia la guerra.<br />
E voglio vedere le facce degli afghani. Di chi è stato salvato, di chi è stato aiutato. E di chi è stato invaso e stava meglio prima.<br />
Voglio vedere da una parte e dall&#8217;altra. E sono già frustrato, perché so che forse non ci riuscirò.</p>
<p>Perché è sempre vero che ci sono tre versioni di una stessa storia: la mia, la tua e la verità. Ma che la verità è difficile da collocare in mezzo.</p>
<p>Bene, come al solito, comincio col voler scrivere solo una riga e mi ritrovo ad aver scritto mezzo libro. E sempre come al solito, non rileggerò quello che ho scritto altrimenti cancellerei tutto.</p>
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		<title>[on the road to Kabul_#2] appunti su una scelta avventata: Ovvero, come è iniziato</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 18:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.amendola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kabul Express]]></category>

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		<description><![CDATA[11 gennaio 2012 Mi trovo a New York in questo momento. Sulla metropolitana, linea F, tra Brooklyn e Manhattan per la precisione. Sono in questa parte di mondo sempre a causa della mia dannata passione per l&#8217;adrenalina. Questa volta fotografica. Avete presente quando si trattiene il respiro, fissando nel mirino della macchina fotografica? Quando si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>11 gennaio 2012</strong></p>
<p>Mi trovo a New York in questo momento. Sulla metropolitana, linea F, tra Brooklyn e Manhattan per la precisione. Sono in questa parte di mondo sempre a causa della mia dannata passione per l&#8217;adrenalina. Questa volta fotografica.</p>
<p>Avete presente quando si trattiene il respiro, fissando nel mirino della macchina fotografica? Quando si aspira tutta la luce disponibile come fosse aria prima di un&#8217;immersione&#8230;. Quando si trattiene il respiro assaporando il senso di anticipazione e il momento prima del&#8230;.click&#8230; E il sollievo liberatorio? Ed il piacere di vedere su carta, o su uno schermo, l&#8217;immagine immortalata per sempre? Beh, quell&#8217;adrenalina.</p>
<p>Ma e&#8217; troppo lungo adesso raccontarvi come sono arrivato qui. Magari dopo. No, sto scrivendo questi appunti, su un iPad appollaiato sulle mie ginocchia, stretto tra sconosciuti in questo vagone, perché cerco io stesso di capire come mai.<br />
Come mai me le vado sempre a cercare&#8230;</p>
<p>&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>(qualche giorno prima; pochi, non mesi, non settimane; saranno 5 o 6)</strong></p>
<p>&#8220;Mark, mi piacerebbe andare in Afghanistan per capire. Per capire cosa succede e se ci sono storie belle da raccontare. Non le solite; quelle positive; quelle che raccontiamo noi&lt;/em&gt;&#8221;</p>
<p>&#8220;Buona idea, credo si possa fare. Mi informo e ti dico&lt;/em&gt;&#8221;.<br />
Stavamo mangiando una pizza parlando di tutt&#8217;altro. E la cosa e&#8217; nata e finita così.</p>
<p>&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>12 gennaio 2012, New York</strong></p>
<p> <strong>L&#8217;altro ieri</strong> (non oggi, non un mese fa, l&#8217;altro ieri) il telefono squilla mentre attraverso la 51st verso la 5th, cercando una libreria per comprare una copia di The Bang Bang Club di Greg Marinovich per un regalo</p>
<p>&#8220;Antonio Amendola? Qui e&#8217; l&#8217;ufficio stampa dell&#8217;Ambasciata Usa a Roma, avremmo bisogno del numero del suo passaporto&#8221;</p>
<p>&#8220;prego? Mi può dire a quale scopo?&#8221; (poco realistico ma capita, temevo di essermi cacciato in qualche modo nei guai)</p>
<p>&#8220;e&#8217; per la sua missione in Afghanistan&#8221;</p>
<p>&#8220;&#8230;.Afghanistan. Ah&#8230;.ok&#8230;quando?&#8221;</p>
<p>(che sta succedendo? Non sono un fotografo professionista io. Antonio, aspetta, rallenta, non fare cazzate)</p>
<p>&#8220;22 febbraio. Prima passera&#8217; da Brussels per i Briefing  e poi Kabul. Conferma? E&#8217; disponibile?&#8221;</p>
<p>(Antonio, aspetta, ragiona, niente decisioni affrettate, pensaci, non e&#8217; un gioco, non e&#8217; un film, non e&#8217; il tuo lavoro&#8230; Non e&#8217; il tuo lavoro)</p>
<p>&#8220;Si&#8221;</p>
<p>(adrenalina)<br />
&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><strong>(il giorno dopo)</strong></p>
<p>Niente</p>
<p><strong>(due giorni dopo)</strong><br />
Niente</p>
<p><strong>(tre giorni dopo )</strong></p>
<p>Cavolo, mi sa che ci vado davvero.<br />
Ho mentito. Non e&#8217; vero che in questi  ultimi giorni a new york non ci siano state novità. Anzi.<br />
Sono andato a trovare un amico al New york times. Un po&#8217; per salutarlo,un po&#8217; per ringraziarlo di un articolo scritto su s4C recentemente, ma soprattutto per &#8220;sentirmi parte del club&#8221;. In fondo andrò in Afghanistan, no?</p>
<p>&#8220;James, dovrei  partire tra qualche settimana. Sarò integrato in un&#8217;unità USA, &#8220;embedded&#8221;.</p>
<p>&#8220;Good luck&#8221;, buona fortuna</p>
<p>&#8220;beh, sarò al sicuro perché sarò con i vostri militari, no?&#8221;</p>
<p>&#8220;no, Antonio, non hai capito. Tu non sarai al sicuro perché sarai con i nostri soldati. Sarai in pericolo perché sarai con loro! laggiu&#8217; non e&#8217; mai stato così pericoloso come adesso. Forse e&#8217; per questo che e&#8217; difficile trovare gente disposta ad andarci. E poi, dai, con Osama morto, non c&#8217;è più notizia&#8221;</p>
<p>&#8220;infatti e&#8217; per quello che voglio andarci. Per capire&#8221;</p>
<p>&#8220;Vieni, devi conoscere una persona&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed e&#8217; così che entro nel club. Perché la sensazione e&#8217; proprio quella. Un&#8217;invisibile porta scura, di legno, che ti aprono perché accettano il fatto che tu cominci a giocare con loro.<br />
Mi presenta Tom, uno dei migliori fotografi del new york Times, e peraltro un premio Pulitzer ma qui la cosa sembra non impressionare nessuno. Ha grande esperienza sul campo, a seguito di militari.</p>
<p>Sostanzialmente, mi dice le stesse cose di James. Ma davvero te la senti? Buona fortuna, etc etc<br />
E mi da utili consigli e dritte. Dal portare un extra di tutto alla biancheria di lana, etc.</p>
<p>Indumenti di lana e sotto maglie tecniche. E mentre lo diceva io pensavo alle macchine fotografiche da portare&#8230;. Due corpi, certo. Un grandangolo, ovviamente. Magari due. Il 50 1.4? Perché no, fa molto Figo. E poi una macchina a pellicola. Serve sempre. L&#8217;ho imparato da Danilo. I primi giorni della sua missione in Afghanistan, e&#8217; saltato in aria nel blindato &#8211; non si e&#8217; fatto nulla per fortuna, ma l&#8217;apparecchiatura digitale ha smesso di funzionare per l&#8217;onda d&#8217;urto. Aveva una vecchia macchina a pellicola, per fortuna. Ok, porto la F2 e tanti rullini trix400.</p>
<p>E nel frattempo Tom continua a parlarmi di vestiti caldi e scarpe comode,<br />
Ho idea che alla fine, la vera differenza la faranno delle mutande di lana..</p>
<p>&amp;nbsp;</p>
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		<title>Road to Kabul #1</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>a.amendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se si vuole intraprendere un viaggio, qualunque esso sia, reale o impossibile, realistico o di fantasia, la prima cosa è informarsi. Leggere, studiare, capire, contestualizzare. Contestualizzare, ecco. E quindi, dal sito dell&#8217;Ambasciata della Repubblica Islamica dell&#8217;Afghanistan in Italia, le informazioni sul Paese, oggi, sono queste: General Information Whether for business or pleasure, Afghanistan offers countless [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.afghanistanembassyitaly.com/travel-information/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1553" title="afghan-large-flag" src="http://www.ilcircolodeiviaggiatori.com/wp-content/uploads/2012/01/afghan-large-flag-310x150.gif" alt="" width="217" height="105" /></a>Se si vuole intraprendere un viaggio, qualunque esso sia, reale o impossibile, realistico o di fantasia, la prima cosa è informarsi. </strong></p>
<p><strong>Leggere, studiare, capire, contestualizzare. Contestualizzare, ecco.</strong></p>
<p><strong>E quindi, dal sito dell&#8217;Ambasciata della Repubblica Islamica dell&#8217;Afghanistan in Italia, le informazioni sul Paese, oggi, sono queste:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>General Information</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Whether for business or pleasure, Afghanistan offers countless adventures to the curious traveller. From bicycle trips and boat rides, to museums and shopping, to overland trips through breathtaking mountain terrain, an Afghanistan experience promises a delightful journey.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>For enjoying a tour of Afghanistan, consider the Gardens of Babur and a number of museums. The citadel Balai Hissar and its ancient walls is a rather fantastic attraction. The Valley of Paghman, an hour by road west of Kabul and, to the north, the gardens of Karez-i-Amir or a bit farther to Charikar are all well worth the visit. For those who make the journey, the mountains, valleys, and lakes provide dramatic scenery. Afghanistan is an exciting place to visit. Its unique experiences and breathtaking sights can change a visitor’s perspective on life. Regardless of how or with whom you come, travelling to Afghanistan guarantees a new adventure every step of the way.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>RECOMMENDED READING:</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>1. Afghanistan: A Traveller’s Companion and Guide by Matthew Leeming and Bijon Omrani, June 2005.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>2. An Historical Guide to Afghanistan, by Nancy Hatch Dupree, 1977.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>PLACES TO VISIT</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Afghanistan’s location at the crossroads of great civilizations in history has created a stunning diversity in food, arts, languages, and traditions. This diversity is demonstrated in each city of Afghanistan.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>KABUL</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>An Afghan proverb says, “Everything comes to Kabul,” nothing could be truer of Afghanistan’s bustling capital city. Proud of its heritage as a major trading city between the East and West, today it is still the central marketplace for all Afghanistan. Although change with tall modern buildings and busy traffic has come rapidly to Kabul, the bazaars and other landmarks of the old city are still the centre of life. Baghi Balah, (Upper Garden), which is located inside Kabul on top of the hill and behind the Intercontinental Hotel, is the place where people go for sightseeing and swimming. From this hill, Kabul city is clearly visible. Qargha is another nice place for sightseeing, which is a 35-minute drive from centre of the city. Qargha offers canoeing, biking and hiking facilities. There are many hostels and Chai khanas (teahouses) around for families and people to go in a group.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Some of the major tourist spots in Kabul include:</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>- TV Tower Hill</em><br />
<em>- Darulaman Palace</em><br />
<em>- Kabul Museum</em><br />
<em>- King Nadir Shah’s Tomb</em><br />
<em>- Money Market</em><br />
<em>- Chicken Street</em><br />
<em>- Kabul Zoo</em><br />
<em>- Shamali Plain</em><br />
<em>- Istalif, 50 minutes drive north of Kabul</em><br />
<em>- Paghman, is a valley 25km west of Kabul.</em><br />
<em>- Quargha Lake</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Other places of major interest to be visited consist of : MA ZAR SHARIF, HEART, BAMIYAN, KANDAHAR, GHAZNI, NOURISTAN BANDE AMIR.</em></p>
<p style="text-align: center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ed io che pensavo&#8230;. </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Un posto idilliaco, quindi. Ideale per una vacanza culturale e di relax, immersi nella natura.</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>In effetti, a pensarci bene, se si fa giusto un &#8220;piccolo&#8221; sforzo per superare alcuni trascurabili eventi degli ultimi 20 anni in quella zona disgraziata, non si può fare a meno di pensare alla via della Seta, alle grandi esplorazioni del passato in cerca dell&#8217;Oriente sognato. </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>E vengono in mente odori di spezie esotiche e immagini di vecchie mappe polverose.</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ecco, la polvere. E&#8217; la polvere&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.ilcircolodeiviaggiatori.com/?attachment_id=1556" rel="attachment wp-att-1556"><img class="aligncenter size-large wp-image-1556" title="1850_Cabool" src="http://www.ilcircolodeiviaggiatori.com/wp-content/uploads/2012/01/1850_Cabool-1024x853.jpg" alt="" width="950" height="791" /></a><strong><br />
</strong></p>
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		<title>N(ew)Y(ear)C(hange)_#1</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 20:56:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si riparte. Domani volo Roma-Parigi-New York. E&#8217; da tempo che non torno negli Stati Uniti anche se mai come negli ultimi tempi li ho&#8230;&#8221;vissuti&#8221;. Sarà una settimana impegnativa, piena, densa di eventi e appuntamenti per shoot4change e, credo, di ottime opportunità. Ed essendo il primo viaggio dell&#8217;anno, e&#8217; anche un viaggio di buoni propositi. Vedremo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si riparte.<br />
Domani volo Roma-Parigi-New York. E&#8217; da tempo che non torno negli Stati Uniti anche se mai come negli ultimi tempi li ho&#8230;&#8221;vissuti&#8221;.</p>
<p>Sarà una settimana impegnativa, piena, densa di eventi e appuntamenti per shoot4change e, credo, di ottime opportunità.</p>
<p>Ed essendo il primo viaggio dell&#8217;anno, e&#8217; anche un viaggio di buoni propositi.</p>
<p>Vedremo come andrà<br />
A</p>
<p><a href="http://www.ilcircolodeiviaggiatori.com/wp-content/uploads/2012/01/20120106-215808.jpg"><img src="http://www.ilcircolodeiviaggiatori.com/wp-content/uploads/2012/01/20120106-215808.jpg" alt="20120106-215808.jpg" class="alignnone size-full" /></a></p>
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